airbnb tasse

Airbnb tasse, quali spettano agli host Airbnb? Quali sono gli aspetti burocratici?

Facciamo subito un passo indietro:

Le tasse si pagano sui redditi.

Il reddito da affitto è l’importo dell’affitto.

La sentenza n. 2207 del 18 febbraio 2019 del TAR Lazio si è pronunciata sulla cedolare secca per le locazioni brevi: ai clienti di Airbnb verrà applicata la ritenuta del 21% sui canoni degli affitti turistici.

Il ricorso di Airbnb relativo alla tassa sugli affitti brevi è stato respinto. La nota piattaforma di affitti brevi si era infatti rifiutata di riscuotere la cedolare secca sulle locazioni turistiche e comunicare al Fisco il nome dei locatori e i relativi redditi.
Airbnb ha già annunciato che farà ricorso al Consiglio di Stato.

Airbnb è un simbolo della Sharing Economy – economia condivisa – ed è il modello che negli ultimi anni ha rivoluzionato il mercato mondiale. 

Associando i proprietari di immobili con potenziali ospiti, è una sistemazione alternativa per le vacanze in tutto il mondo. In qualità di padrone di casa (chiamato “host”), stabilisci il prezzo e le condizioni mentre gli ospiti ottengono la possibilità di alloggiare in un ambiente più informale dell’hotel (e spesso più economico) e molte informazioni sulla zona.

Forse ti interesserà approfondire leggendo l’articolo -> Airbnb proprietari: cose da sapere prima di affittare.

La sempre crescente popolarità di Airbnb ha iniziato a spingere i legislatori a imporre nuove normative per regolare questo fenomeno.

Airbnb tasse: come funziona la cedolare secca

La cedolare secca è un regime facoltativo che consente alle persone fisiche che hanno immobili in locazione di sostituire:

  • l’imposta di registro
  • l’irpef e le relative addizionali
  • l’imposta di bollo

con il pagamento di un’imposta sostitutiva. In questo caso, trattandosi affitti brevi senza diritto all’aggiornamento del canone, l’opzione non deve essere obbligatoriamente comunicata all’inquilino.

Airbnb tasse: da quando esiste la norma relativa alla cedolare secca? La norma in realtà non è nuova, in quanto è stata introdotta dal governo Gentiloni nel 2017, la norma prevede che gli affitti brevi (di durata inferiore ai 30 giorni) debbano scontare la cedolare secca del 21%.

Cosa significa in poche parole: se il canone di locazione passa dalle mani di un intermediario fisico o un intermediario online (come appunto Airbnb), quest’ultimo deve operare una ritenuta del 21% a titolo di acconto (IRPEF) o imposta (cedolare secca).

La norma prevede che la cedolare sia trattenuta e versata al fisco quando il pagamento:

  • è gestito da “intermediari immobiliari”, comprese agenzie e portali come Airbnb;
  • al momento della dichiarazione dei redditi, se i contratti sono gestiti direttamente.

Perché si è dovuti ricorrere al Tar? Airbnb, fino ad oggi, si è rifiutata di raccogliere le imposte e trasmettere i dati degli host all’Agenzia delle Entrate.

Come si dichiarano i redditi provenienti da Airbnb?

Se sei proprietario di un immobile in affitto, tutti i redditi che ne derivano devono essere inseriti nel quadro B o RB del 730/Unico. La dichiarazione dei redditi da presentare entro la scadenza del 23 luglio prossimo.

Cliccando qui potrete accedere al modello 2019 dell’Agenzia delle Entrate.

Questi redditi derivati da affitti si cumulano per determinare il reddito imponibile e la conseguente fascia dell’aliquota marginale da applicare.

Airbnb tasse: esiste l’obbligo di registrazione?

Per i contratti di locazione di durata non superiore ai 30 giorni non è previsto l’obbligo di registrazione. A differenza delle locazioni superiori a 30 giorni dove la registrazione è obbligatoria, ed è in questa fase che avviene l’applicazione della cedolare secca.

Tutti gli host Airbnb, senza eccezioni, hanno però l’obbligo per motivi di pubblica sicurezza di registrare i dati dei propri ospiti e comunicarli alla Questura entro 48h, attraverso il portale alloggiati al momento del check-in.

Se invece intendi fornire ai tuoi ospiti anche servizi accessori (pulizia, cambio della biancheria, prima colazione) allora si tratta di un’attività diversa: affittacamere o bed & breakfast. Che è soggetta ad altri adempimenti.

Airbnb tasse: chi deve pagare l’imposta di soggiorno?

L’imposta di soggiorno per affitti brevi con Airbnb è a carico dei viaggiatori che pernottano nelle città.

Le modalità di riscossione e versamento dipendono dai Comuni e dagli accordi siglati con la piattaforma. In alcuni casi avviene automaticamente da parte di Airbnb per conto degli host, ogni volta che un ospite paga una prenotazione. In altri casi potrebbero essere gli host a dover riscuotere manualmente le tasse Airbnb di soggiorno.

A questo link la comunicazione del Comune di Milano. In questo caso: “Airbnb preleva, all’atto della prenotazione, l’imposta dovuta dall’ospite e la riversa – alla scadenza stabilita dal Regolamento – al Comune“.

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